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August 07 ...eppure c'è qualcuno che continua a proporre articoli di gran lusso!Ricevo settimanalmente/quindicinalmente/mensilmente delle riviste di settore, che si rivolgono agli albergatori, ristoratori, agli operatori turistici. Mancando da qualche anno dal lavoro attivo, non avevo avuto occasione per lungo tempo di sfogliare queste riviste patinatissime, lucidissime, scintillanti.
Non mi ero accorto di loro. Forse sono sempre esistite. Esistite così, intendo. O forse avevano un po' di pudore, qualche anno fa.
Si dà un grande spazio ai convegni degli albergatori, alla presenza delle auguste figure di Bondi, Brambilla, Enrico Letta e Treu. Si sono riuniti i miei colleghi albergatori, hanno dibattuto sul futuro del turismo (io turismerò, tu turismerai, egli turismerà....) si son dati un gran daffare per dimostrare di essere ancora in vita. Loro sono i grandi albergatori, quelli che possono permettersi di allontanarsi per qualche giorno dalle strutture di cui sono proprietari, chiacchierare un po', ritrovarsi davanti ad un buffet traboccante di prelibatezze. I giovani albergatori, poi, impegnatissimi a fornire le loro giovani ricette e ad infilarsi nelle comode pantofole dei loro importanti genitori. Io sono un piccolo, piccolissimo albergatore. Di quelli che - se vanno ai convegni è perché sono proprio interessati - continuano a guardare l'orologio per l'ansia di non essere nella propria struttura. Anche nel nostro mondo ci sono realtà tanto differenti, prezzi enormemente diversi, lussi sfrenati e tristi mediocrità. L'ho già detto in altro post: non sono ricco, non sono capace di "fare i soldi" non me ne intendo proprio. Forse sono capace di far funzionare un'azienda alberghiera per conto terzi, anzi, l'ho fatto per molti anni con un discreto successo. Ma un conto è lavorare con l'alibi di farlo per qualcun altro, un altro conto è farlo per se stessi. Se non hai la molla del guadagno, la voglia di arricchirti, di ostentare, di espanderti, allora il gioco non è tuo. Non diventerai mai ricco se non sei capace di fare il tuo interesse a discapito del tuo prossimo, rubacchiare ed approfittare di chi ingenuamente si mette nelle tue mani. Non diventerò mai ricco. Mi va bene così e addirittura me ne vanto.
Ma vengo al dunque. Io, per 55 euro fornisco una camera di 16 metri quadri, un bagno di 3 metri quadri completo di doccia, un ingresso. Un letto matrimoniale con lenzuola fresche e pulite, coperta e copriletto. Asciugamani, teli doccia, da bidet in spugna, dotazione di sapone e shampoo. Fornisco addirittura un televisore a colori con telecomando, un telefono con chiamata diretta, acqua calda e fredda, riscaldamento d'inverno e ventilatori d'estate. Servizio di ricevimento, prenotazioni, portineria. Lasciamo temporaneamente da parte ristorante e bar, perché non sono in grado di fornire il servizio, per ora. Dicevo, per 55 euro io posso fornire tutto questo. Un altro albergo, magari con lo stesso numero di stelle, fornisce gli stessi servizi a 89 euro. Tutto uguale. Cambia solo il prezzo. Se cambiamo regione, i prezzi scendono o salgono in relazione alla latitudine. I servizi, obbligatori, sono gli stessi. E poi ci sono quelli di lusso. Non si parla né dei 120 né dei 200 euro. Qui si parla di 450-600 euro minimo a notte. Ce ne sono molti che ormai arrivano ai mille. Ne ho diretto uno importante che costava milleduecentoeuro per notte. Un letto, lenzuola candide e pulite, asciugamani di spugna, coperte e copriletti, televisore a colori con telecomando, poltrona, acqua calda e fredda, doccia o bagno idromassaggio. Cassafortina nell'armadio, frigobar sotto il tavolo, luci centralizzate... Cose che costano UNA volta. Poi le ammortizzi. Il personale è lo stesso. Non dipende dalle stelle della struttura. O - per lo meno - non in modo così importante. Se un albergo è grande, deve necessariamente avere più di un addetto al ricevimento. Se poi è grandissimo deve avere anche uno o più portieri. Non è per eleganza, ma per necessità di servizio. Che sia di una, due, tre , quattro o cinque stelle. Mettiamo un albergo grande come il mio. 27 camere. In 3 stelle e in 4 stelle, non cambia quasi nulla. Non sto qui ad elencare le differenze, che non sono in argomento. Nel mio albergo ospito operai, tecnici, qualche rappresentante, qualche coppia di fidanzati irregolari (gli amanti segreti). Non hanno grandi pretese. Chiedono sconti, si accontentano di dormire o di soggiornare.
E poi leggo la rivista. Quella patinatissima, dove - tra le inutili chiacchiere dei soliti onnipresenti amministratori delegati-presidenti- segretari delle associazioni albergatori- fanno la loro bella apparizione le pubblicità degli articoli che si suppone siano destinati al nostro mondo.
Articoli di design. Una poltrona bellissima bicolor in plastica che dondola un po'. Un set di posate estrose lanciate da un ristoratore, porcellane e cristalli finissimi
Sono dedicate ai clienti del lusso. Quelli che dormono nel letto con le lenzuola candide, si lavano nelle docce frizzanti, si asciugano con i teli di spugna. Come nel mio piccolo modesto albergo. Ma che poi si distendono sul letto e si guardano in giro. Il bello, il prezioso, l'ultramoderno fa loro compagnia. Questo ha un costo. Certo, a mille euro per notte, questo è necessario. Ma proprio tutto? E quando ben bene hai messo nel tuo super lussuoso albergo le poltrone di design, lampade ultimo grido e via discorrendo, cosa hai dato al tuo cliente? Il bello? IL comodo? Il giusto? No. Gli hai dato il lusso. Qualcosa che non serve, ma che per lui fa la differenza.
Su quel giornale che sfogliavo stasera, si proponeva una tappezzeria speciale. Dicevano " una tappezzeria che respira ". In vera pelle (se è morta, non respira più) o in cuoio, si affianca alla collezione di tappezzeria in lamina di oro, in cristalli swarovsky, in lamina di platino. Una cosuccia da 20 mila euro a metro quadro. Leggevo e mi tremavano le mani. Ma tu, gran signore che dormi in una camera tappezzata di patino, oro e cristalli, la paghi con i tuoi soldi? Non ti fai un po' schifo a restare in un ambiente di una oltraggiosa inutilità, sapendo che con ciò che paghi (o qualcuno paga per te, deducendolo poi dal bilancio della propria società, che a sua volta si limiterà ad aumentare di uno "zic" il prezzo finale del suo articolo) per una notte di ostentazione, un operaio, un impiegato vive (o tenta di vivere) con la propria famiglia per un mese? Ma soprattutto, signori colleghi albergatori, non avete proprio un po' di pudore? Non vi rendete conto che questa spirale al rialzo sta condannando tutta l'economia? Non cercate di chiamarvi fuori dal gioco! Ci siete in pieno. Spendete un bel po' di soldi per arredare e attrezzare i vostri già lussuosi alberghi. Spendete altri soldi per pubblicizzarli. E poi vi sedete ed aprite la cassa. Tutto si deduce, basta farlo nel modo giusto. Quello che avete speso lo recuperate in breve, i vostri clienti in questa gara al lusso inutile sono più avidi di voi. Vogliono il massimo di tutto. E voi li accontentate, li viziate. Tanto loro scaricheranno la loro spesa a piè di lista, la loro Azienda dedurrà dalle tasse, aumenterà i prezzi, il prodotto finale avrà un lieve incremento che naturalmente finirà sul consumatore ultimo, su di noi. Ma fermatevi un po', fermiamoci. Cosa occorre al viandante? Un letto, un gabinetto, un po' d'acqua per lavarsi. Cominciamo a percorrere il cammino all'inverso. A chi servono le suites da 200 metri quadri? Fatene cinque appartamentini da 20 metri quadri, ad un prezzo abbordabile, in modo che nessuno debba aumentare i propri prodotti per consentire ai dirigenti della propria o dell'altrui Azienda di sentirsi un miliardario per una notte! E soprattutto facciamo presto in modo che il divario tra le classi sociali si riduca, torni a livelli accettabili. Il futuro dell'Italia mi spaventa perchè secondo me si prospetta così: io Itaglierò, tu Itaglierai, egli Itaglierà... July 30 SEMBRA UNA BARZELLETTA SULLA TELECOM: DEVO PROPRIO RACCONTARLASe qualcuno ha avuto modo di leggere i miei due precedenti post, ha condiviso con me l'ansia e le arrabbiature per quella linea DSL che non arrivava mai.
La cosa più caratteristica, che dà una ghiotta occasione per un'analisi dell'efficienza della nostra principale compagnia telefonica, è stata che - furioso per il continuo ritardo - continuavo a chiamare per avere assicurazioni circa la data e l'ora dell'installazione, ed ogni operatore rispondeva in modo differente. Sono un gran rompiballe, lo confesso. Ma sono convinto che quando si ha a che fare con giganti della burocrazia, l'unico modo è quello di restare sempre in prima linea.
La comunicazione del giorno successivo è stata: faremo il possibile. Seguita - come ormai d'uso - dalla chiamata di un fantomatico "capo servizio" che si preoccupava di darmi spiegazioni (che nella maggior parte delle volte erano contrastanti con quelle ricevute fino a quel momento). Nel pomeriggio, quando ormai avevo perso ogni speranza, è arrivato un tecnico trafelato dicendomi che era stato avvisato dell'urgenza. Non poteva far molto, ma darmi tutta la sua solidarietà, quello sì...
Ha però chiamato la centrale di zona ed avuto informazioni rassicuranti: lunedì il tuo cliente avrà la DSL. Nel frattempo anche la seconda opzione che avevo richiesto (inserire la linea nel centralino dell'albergo, altrimenti come avrei potuto distribuire il segnale in tutte le camere?) era in via di soluzione. Sebbene il mio centralino fosse vecchiotto, avevano trovato un tecnico altrettanto vecchiotto che si ricordava più o meno delle procedure per mettere queste benedette linee nella scatola. Non sono passati millenni da quando la Sip mi faceva pagare il canone di manutenzione per questo strumento. Eppure, dall'avvento della libera concorrenza, questo servizio è diventato obsoleto. Lunedì sarebbe stato il mio gran giorno. Il tecnico trafelato mi ha detto: se non vede nessuno in mattinata, provi a dare un colpo di telefono per sollecitare. Ma vedrà che qualcuno viene.
Il mattino di lunedì è passato silenzioso. Verso mezzogiorno, memore del suggerimento, ho chiamato la telecom. Una centralinista di Palermo (ho fatto il giro della penisola almeno due volte, con tutte le chiamate agli operatori) ha cercato di comprendere la mia situazione. Ha guardato, studiato ed alla fine, ostentando una sicurezza incrollabile, ha sentenziato: è inutile che lei chiami due volte al giorno, signore. Lei avrà la sua linea DSL esattamente VENTIQUATTRO GIORNI dalla data di richiesta. Poiché ne sono passati tre, avrà la sua linea tra VENTUNO GIORNI. Ho detto: ma è pazza? Mi avevano assicurato... e via tutta la storia. Per nulla turbata, ha proseguito con il tono granitico che non concedeva dubbi: ventuno giorni. Ma non di calendario, signore, ventuno giorni lavorativi!! Mi stavano saltando le coronarie. Le ho detto tutto d'un fiato: queste linee se le può tenere. Se entro stasera alle ore venti non avrò le mia DSL, le assicuro che farò partire una lettera di disdetta per tutte le linee dell'albergo e non solo: vi chiederò perfino i danni! La placida centralinista non ha fatto una piega. Ha detto: il sistema funziona così, signore. Ventuno giorni lavorativi. Buona serata.
Friggevo per la rabbia quando ho sentito che la porta di ingresso si apriva. E chi c'era? Il tecnico TElecom. Un signore in età, che sicuramente era venuto per sistemare il centralino. Gli ho detto che non sarebbe servito a nulla il suo intervento perché non avevo intenzione di attendere ventuno giorni lavorativi per avere la mia linea di intrnet. Mi ha risposto tranquillamente: facciamo una cosa alla volta. Intanto mettiamo le linee a centralino e poi chiamiamo la centrale per vedere a che punto sono.
Mi sembrava di aver a che fare con una sorta di umana maionese impazzita. Ognuno diceva la sua, rassicurava, ma lavorava da solo. Tutt'al più chiamava il suo collega per avere qualche informazione ma null'altro. L'operazione di infilare i due cavetti nella scatola del centralino si è rivelata un gioco da bambini. L'avrei fatta anche io, se avessi saputo in quali buchi inserirle. Lui ha guardato il manuale, ha detto: ecco fatto! e il centralino funzionava. POi mi ha assicurato che - dopo una doverosa visita al cliente prenotato dopo di me - sarebbe andato in centrale a perorare la mia causa e vedere cosa si poteva fare.
Un'ora dopo mi ha chiamato al telefono, per dirmi che era sulla strada della centrale e che avrebbe cercato di fare il possibile.
Poi silenzio. Alle 23 circa della stessa sera, il telefono VOIP si è illuminato da solo e mi ha comunicato che era in funzione la linea DSL. Giubilo e urla di gioia. Ho ringraziato in cuor mio il tecnico ed ho cominciato la navigazione a velocità più sostenuta.
Pensavo che tutto fosse finito. E mi sbagliavo.
Al mattino successivo ricevo una chiamata di Telecom. Mi chiede se ero in attesa di una linea adsl. Rispondo che non ero più in attesa, che era in funzione. Lo ringrazio molto. Rimane un po' perplesso. Dice..quando le hanno dato la linea? Alle 23. Silenzio. Beh, comunque ora ha la linea, eh? Si. Grazie a voi. Ringraziate anche il vostro collega che è venuto ieri qui. Senza di lui, temo che avrei dovuto aspettare i famosi ventuno-giorni-lavorativi. Si è preso i ringraziamenti ed ha chiuso la comunicazione.
Esattamente una settimana dopo, sento il campanello di ingresso e vedo entrare il tecnico della Telecom. Quello che era andato in centrale... Mi sono alzato, sono andato da lui, l'ho ringraziato... e lui mi ha guardato con due occhi spalancati pensando che stessi scherzando. Mi ha detto: mi dispiace che non abbia ancora avuto la linea, sa sono cose un po' difficili... Ma no, guardi che si sbaglia, ho risposto. La linea è arrivata esattamente una settimana fa, quando lei tanto cortesemente è andato in centrale per sollecitare!! Gli occhi, a questo punto, quasi schizzavano dalle orbite. Guardi che non sono andato in centrale. Quando sono arrivato, era già chiuso, non c'era il tecnico..non ho potuto fare niente. Beh, qualcosa è successo, allora. Gli ho detto. Comunque ho la linea e per carità, non indagate oltre. Non vorrei che qualcuno ci mettesse le mani. Mi ha lasciato con l'assicurazione che avrebbe fatto gli accertamenti. Dopo un'oretta mi chiama al telefono per dirmi che ... la linea che usavo non era quella giusta, non capiva, non sapeva... comunque la cosa poteva ancora andare così. Il numero sarebbe stato ancora lo stesso, ma la borchia avrebbe avuto un altro numero. La borchia? E che mi frega del numero della borchia!
Ancora una volta ho pensato che l'incidente fosse finito. Ma ieri, martedì, mentre davanti ad un giudice facevo valere le mie ragioni per ottenere finalmente l'assegnazione del mio albergo, mi chiama Telecom. Mi informano che sarebbero venuti a ... installare la linea DSL. Ancora? Un'altra? Cosa sta succedendo? Ho chiesto preoccupato. Mi chiede soavemente: come "ancora"? Lai ha chiesto una linea DSL e noi glie la portiamo. Ma no, rispondo agitatissimo mentre il mio avvocato mi fulmina con lo sguardo, ho già la linea. Sto navigando felicemente da ben dieci giorni. Lasciatemi lavorare in pace, vi prego! Eh no, signore. Questa cosa deve essere chiarita. Allora, suggerisco, mi chiami tra un paio d'ore in albergo e ne parliamo.
Mi chiama dopo un paio d'ore e mi dice: mi faccia capire. Ecco, amici. Io sono un logorroico e lo avete capito dai miei lunghissimi interventi. Ma dover raccontare ancora tutto a un tecnico telecom, mi mandava nel panico. Ho riassunto per sommi capi. Mi ha detto: guardi che per noi lei non ha nessuna linea DSL. Il che significa che lei non sta pagando per il servizio. Ma io non ho chiesto sconti! Vogio pagare! Ma il giusto, per carità! Allora bisogna che domani veniamo a controllare, signore. Le va bene alle 13?. Certo va benissimo. Ma per piacere mandatemi un tecnico che non vede, non sente e non parla. Così mi lascia le cose come stanno!
Oggi l'appuntamento era alle 13. Alle 12.40 mi chiama un tecnico Telecom. Mi dice con piglio manageriale: signore, dobbiamo venire ad installare una linea ADSL. Mi dica, bisogna portarne una nuova o dobbiamo tirare i cavi? C'è una borchia che in passato ha funzionato.... L'ho bloccato a mezza parola. Gli ho detto, con altrettanta sicurezza: signore, sa qual'è il vostro problema? E' che non leggete le note che i vostri colleghi hanno scritto. Io ho telefonato dodici volte (per davvero!) Ognuno ha dato la propria interpretazione ed ha proseguito per la sua strada. Ora io ho la linea. Un altro suo collega, lunedì, voleva portarmene un'altra, con un terzo numero. Qual'è quello che volete ora impormi? Mi risponde con un numero mai sentito. E sono ormai quattro diversi. Riprendo, con tono sostenuto: ora siete voi che volete farlo di nuovo. Ma è mai possibile che non riusciate a mettervi d'accordo? Gli ho raccontato tutta la storia, fin dalla richiesta della linea ISDN. Alla fine, quando ormai ero arrivato alla visita del tecnico dell'altro ieri, mi ha fermato (bontà sua) dicendo: signore, forse è meglio che la interrompa. La faccio chiamare dal mio assistente (assistente? Ma dove siamo, in università?) e dovrà dire tutto di nuovo a lui, inutile che lo dica a me. Ma che ti venga un bene! Avevo già finito! E va bene, sentiamo l'assistente. Mi lascia con cortesia, promettendomi che sarei stato richiamato entro mezz'ora. E così è avvenuto. Dopo mezz'ora chiama l'assistente. Il quale, badate bene, non sapeva proprio niente di tutto ciò che avevo raccontato, né la storia della mia pazza linea. Ha esordito dicendo: ho saputo che dobbiamo installare una linea ADSL presso di lei. Possiamo venire stasera? NOOO! NON POTETE! Non venite affatto. Ascolti! Ora le racconto una storia! Ed ho cominciato. Al termine, quando oramai la voce era diventata poco più che un gorgoglio rauco e incolore, il pimpante tecnico mi avvisa: guardi che lei non può usare quella linea. Non abbiamo il modo di addebitarla! Ma dai! Tutto qui il problema? Eh si. La mia linea fantasma è in funzione, a discapito di tutti i centralini, gli operatori, le macchine infernali, le cinque ore anzi dodici anzi quarantotto anzi-non-meno-di-quattrogiorni anzi...ventuno-giorni-lavorativi-signore! Si è attivata da sola, per una partenogenesi originata da una ribellione alla stupidità umana.Ma è una pericolosa anomalia! Deve essere combattuta. Signore, dobbiamo venire a verificare. Devo prima parlare con il commerciale, che in questo momento è in pausa pranzo. E poi vedremo cosa sarà meglio fare. Ma no...ho piagnucolato. La mia creatura! Lasciae che viva accanto a me!!! Non toglietemela! Eh, signore, qualcosa dobbiamo pur fare. Non potrà mantenere lo stesso numero VOIP ma forse qualcosa potremo fare. Mi dia il tempo di risentire i colleghi.
Ecco. Questa telefonata ha avuto luogo mezz'ora fa. Secondo voi, come va a finire? Se ne avrete voglia, seguite i prossimi svolgimenti. Se fosse per loro, adesso avrei tre linee ADSL. Nella totale indifferenza dei centralini e degli operatori di mezz'Italia che continua a sparare stupidaggini senza ritegno.
Ah, dimenticavo una cosa importantissima!!! Ieri mattina, poco prima che arrivasse il tecnico TElecom, mi ha chiamato una azienda di sondaggi. Avevano visto la mia recente chiamata al 191 e volevano sapere come reputavo il servizio. Avevo , per caso, voglia di rispondere a qualche domanda? E ME LO CHIEDI'?? Ma sì che ti rispondo, mettiti comoda che ti racconto! In una classifica da 1 a 9 dove 1 è pessimo e 9 è ottimo, come considera... e via le domande. Dopo una decina di minuti di domande, Telecom si era meritata una sfilza di 1 impareggiabile. E quando mi ha chiesto il giudizio finale, ho esalato un "unooooo" e che cambino mestiere! Ma signore, un'ultima domanda. Vorrebbe dare il suo nome e cognome, uscendo dall'anonimato? Ma certo che lo voglio. E scrivetelo bene, in grande!! A quanto pare, la cosa non finirà qui. E , per questo, vi rimando alla prossima puntata!
July 18 Qualcuno ha pensato-anche solo per un attimo-che avrei potuto avere la mia linea Telecom...oggi?Pensavo che, alla fine, gli impiegati modello della Telecom rispettassero almeno il loro termine massimo per la consegna del modem e l'installazione della linea. Non è stato così. Ancora oggi la linea è rimasta muta. Stamattina ho chiamato. ERo particolarmente infuriato. Ho chiesto del capo servizio. La centralinista si è molto divertita a dirmi che "non può venire al telefono". Il capo servizio dei telefoni non può telefonare. Altra chicca. Ho chiesto allora di darmi il suo nominativo per renderlo responsabile di ciò che sarebbe accaduto. Niente da fare. Questa è la vera ragione. Nessuno risponde di nulla, e dato che non possiamo conoscere il loro nome (tranne che quel sussurro all'inizio della telefonata che dimentichiamo immediatamente dopo averlo coperto con il sospirone di soddisfazione per aver finalmente ottenuto di parlare con lui-lei.) non si preoccupano di continuare a dire stupidaggini, tanto per riempire il tempo (loro) e tentare goffamente di abbindolare il povero utente. La centralinista, stamattina, dopo aver sentito che ero infuriato ha deciso di restare in linea. Non come la sua collega di pochi istanti prima, che sentito il mio tono ha semplicemente riagganciato. Mi ha detto candidamente: ma perché lei dovrebbe avere la linea adsl in meno dei venti giorni in cui la ottengono tutti gli altri? VENTI GIORNI? Ma sei sceeemaaa? Le quarantotto ore erano già un'esagerazione a fronte del terzo madornale errore della tua collega. Ora mi parli di 20 giorni? Fastweb, dove seiiii? Ma vieeeni che ti regalo un nuovo cliente! Mi basta scrivere ancora due righe. Ho chiesto di fare in fretta perché durante il fine settimana spero che l'albergo si riempia, anche grazie al cartello "internet wireless gratuito nelle aree comuni". Ha risposto che aveva fatto la segnalazione. Le ho chiesto: ma come hanno fatto i suoi colleghi? E' montata su tutte le furie. Ha detto che se avessi voluto continuare con quel tono, avrebbe interrotto la conversazione, che lei è una lavoratrice... e via una rampogna inutile. Le ho detto: ha sbagliato il momento per arrabbiarsi. Io non ce l'avevo con lei. Le ho solo chiesto se era la stessa segnalazione dei suoi colleghi, per informarla che tutte quelle fatte in precedenza non avevano trovato alcun riscontro. Poi, come ormai d'abitudine, ha speso due parole di rassicurazione dicendomi che entro sera.... eccetera. Le ho detto: mi raccomando, perché oggi è venerdì, non voglio perdere la connessione per il week-end. Meglio rinunciare all'abbonamento. Ecco, si. Se non mi connettete entro stasera, considerate il mio abbonamento come disdetto, anzi, mai realizzato. Ha detto: faremo il possibile. Non hanno fatto il possibile. Niente connessione per tutto il weekend. Questo danno lo farò pagare a Telecom. Ho già allertato il mio avvocato. Voglio che me la paghino. La strafottenza è troppa. L'incapacità, la superficialità, la mancanza di professionalità mi hanno danneggiato. E' ora che la paghino. Un altro dettaglio allarmante: per tutto il giorno , ieri la connessione alla promozione 100 ore al mese con alice, non ha funzionato. Cioè, si connetteva, restava un po' rimbecillito per un paio di minuti e poi sconnetteva. Come se avessi consumato tutti i 15 minuti. Non vi dico quante telefonate ho fatto a Tim.Con la storia che non potevo neanche connettermi con la Adsl, avevo puntato tutto su TIM. Lentissima ma pur sempre connessione. E invece continuava a buttarmi fuori. E se non mi buttava fuori, non mi faceva aprire le pagine. Ho telefonato, mi sono lamentato. Mi hanno passato l'ufficio tecnico dove un baldanzoso giovanotto dall'accento siciliano mi ha fatto rifare tutta la connessione con il cellulare. Non c'era niente di sbagliato. Continuava a dirmi che doveva esserci un virus... imbecille. POi ho continuato a connettermi a varie ore. Il risultato è stato come al solito l'accumulo di minuti sprecati. Alla sera, indignato per questo disservizio, mi son sentito dire che avevo ragione, che c'era un problema a livello generale. Però, mi ha detto, non si colleghi per questa sera, altrimenti perderà tutte le sue ore pagate! E brava, era quello che le stavo dicendo! Stamattina, quando ho visto che la storia era identica (e infuriato perché neanche il computer collegato alla rete dell'albergo funzionava) ho richiamato. Ieri mi hanno risposto che doveva esserci un virus. Si, il virus c'era sotto forma di baco nel suo cervello! Oggi il problema dipendeva dal mio telefono.Avrei dovuto chiamare da un altro cellulare per parlare con un tecnico. Ma non era un problema dovuto alla loro rete? Già dimenticata la confessione di ieri sera. Ho insistito e richiamato, alternando quelle fatte a Alice a quelle fatte al 119. Risultato: entro stasera avrà la linea. Per il rimborso, aspetti 48 ore. Poi spiegherà le sue ragioni e potrebbero rimborsarvi... sempre che si dimostri... ecco quello che ci aspetta. Ma solo se il reclamo viene fatto dopo le 48 ore dal disservizio. Complimenti, ragazzi. AVete reso la più moderna tecnica per comunicare muta e cieca come nell'età della pietra. Forse sarà questa la fine dell'umanità: la tecnologia a nostra disposizione ma i cervelli rattrappiti degli operatori faranno fermare le macchine e la conseguenza sarà quella di morire di stenti. La gabbia è sempre più stretta e inospitale. Non posso nemmeno buttare l'occhio fuori, sull'immenso universo. TElecom, Tim! Questa me la pagate! July 17 Sentite un po' cosa sono riusciti a combinare in un solo colpo alla TELECOM!
Come qualcuno saprà, sono ancora chiuso nel mio albergo in attesa che mi vengano riconsegnate le licenze per ripartire. In vista di questo ormai vicino evento, ho chiamato TELECOM per chiedere la riattivazione delle linee telefoniche originarie, che il gestore precedente, troppo impegnato a fare i suoi traffici loschi, aveva lasciato staccare per morosità. Quindi ho fatto le seguenti richieste: 1) Desidero avere le due linee pre-esistenti, con gli stessi numeri di telefono. Poco importa se quelle che c'erano erano linee normali e queste dovranno essere ISDN. La condizione è che siano gli stessi numeri. Perché? Avete mai fatto stampare migliaia di fogli di carta da lettera, volantini, biglietti da visita, fatture e ricevute personalizzate... Ecco. Ora il perché è chiaro. 2) Desidero che le due linee vengano collegate al centralino dell'albergo perchè possano essere utilizzate dai clienti nelle camere. 3) Desidero un contratto "all inclusive", che comprenda anche una linea ADSL tutto compreso per la connessione in wireless dalle zone pubbliche dell'albergo. Vengo rassicurato dall'operatrice. Mi contatteranno per farmi sapere se sarà possibile utilizzare i miei vecchi numeri e la conferma di tutto il resto. Passano tre giorni e ricevo un sms. Mi si comunica che il giorno 16 luglio verrà in albergo un tecnico, dalle ore 8.30 alle 9.30. Si prega di essere presente. Chiamo Telecom. Chiedo spiegazioni. Avrebbero dovuto confermarmi la disponibilità delle linee, prima di proseguire. L'operatore mi spiega che le linee erano impegnate (falso: ho provato a chiamare e la risposta è sempre: la linea risulta non attiva), per cui hanno dovuto procedere con un'altra numerazione. Spiego che per me è una spesa enorme dover rifare tutti i documenti. Mi dice che non c'era nulla da fare. Allora chiedo ancora: la persona che viene a trovarmi è un commerciale o un tecnico? Perché non ho visto nessun contratto, non ho sentito nessuna condizione. Mi risponde che è un tecnico che verrà ad installare le linee. Il contratto? E' quello "tutto compreso". Isdn ha una spesa di installazione (quale? Boh, non lo dice) e un canone mensile. Tutto il resto è compreso. E l'Adsl? Viene a collegare anche quello? Ah, no. Quello no. Dovrà venire un altro tecnico perché sono due case diverse.Ma io ne ho bisogno il 16! Voglio aprire con le linee Adsl collegate! Ho messo nella pubblicità di apertura " connessione gratuita con wireless dalle zone comuni dell'Hotel" ! Arriva il 16. Il tecnico è puntuale. Vede che c'è una precedente linea (staccata in chiamata perché il vecchio gestore non ha pagato nemmeno quella) e un modem Adsl wireless dell'ultima generazione. Dice che le linee Isdn sono pronte. Non trova il punto di ingresso..forse si è sbagliato...va in centrale...tutto a posto. Gli dico: Il centralino è collegato? Ah, no. Noi non c'entriamo. Ma come, dico. Era una delle tre condizioni! Nono, signore. Deve chiamare il tecnico del centralino. Ma io chiedo solo di infilare il plug nel punto di entrata della linea in centralino! Se sapessi qual'è, lo farei da solo. No, noi non facciamo questo lavoro. E due. Prima i numeri che non sono più gli stessi. Ora il centralino che rimane sconnesso. Sapete chi è il precedente proprietario del centralino al quale ho pagato la manutenzione per venti anni? Dico VENTI! E' la Sip. Loro, cioè. Solo che adesso si chiamano Telecom e non sanno più niente dei vecchi centralini. Per inciso, il tecnico che è venuto a fare questa installazione è lo stesso tecnico che ho riconosciuto dopo tanti anni. Era lui che si occupava del centralino quando eravamo in abbonamento con la Sip. Forse lo hanno resettato, come si fa con un computer. Esulto. Mi dice che può collegare la ADSL. E' facile, ha portato il modem. Gli dico..c'è già, tanto la vecchia linea è disattivata! No, signore. Dobbiamo per forza metterla nuova. Ok. Intanto continuo a navigare. Che pacchia, è velocissimo. Abituato come sono con il cellulare, mi sembra un sogno. Mi dice: aspetti che stacco e attacco l'altro modem, perché non mi riconosce il nuovo numero VOIP. Ma si, abbondiamo! Due linee isdn, una connessione adsl veloce, una voip. Iniziano i problemi. Il voip si configura ma la adsl non va più. Mi dice: è sicuro che andava? Ma le pare, viaggiava come un treno, lo ha visto anche lei! Già, l'ho visto. Allora cosa è successo? Mah, forse un problema con il nuovo modem. E rimetta il vecchio! Ma non si configura il voip! Non importa, per ora rinuncio al voip. E' troppo importante che io abbia la linea DSL per far una bella figura all'apertura. Prova e riprova. Niente da fare. Stanco e rassegnato, chiama la centrale. Controllate, per piacere. Controllano. No, va tutto bene. Hai una connessione free. Gli dico: no, non ho una connessione free. Ho una connessione flat. Ripete al collega. L'altro guarda e ripete. Hai una connessione free. Salto in piedi: neanche questo siete stati capaci di fare? Non ne avete azzeccata una! E poi, mi scusi. Se ci fosse la connessione free, dovrebbe venire la prima schermata che mi chiede i dati di accesso. Ma qui non viene niente! No, risponde pronto. A me viene la prima schermata. Boh. Gli dico che voglio assolutamente la connessione flat. Non mi sogno neanche di pagare i pacchetti. Metti che i clienti si connettano tutti insieme... Mi chiede di avvisare il 191. L'operatrice mi dice che non c'è niente da fare. Devo tenermi il DSL free. No, non lo voglio. Allora deve disdire l'abbonamento. E va bene, lo disdico. E ne faccio subito uno nuovo per il flat. Visto che il tecnico è già qui, collegato con la centrale, per cortesia dia subito l'ordine e facciamo tutto in un baleno. Naaaa! Non se po' fare in questo modo! Bisogna prima togliere il vecchio modem, fare l'ordine per far uscire di nuovo il tecnico e portare il nuovo modem. Ci vorranno minimo 48 ore. MA SIETE PAZZI? Io vi ho chiesto di essere connesso entro stasera! Eh, vediamo. Magari in 12 ore ce la facciamo. Insisto, mi arrabbio Mi rassicura. Mando subito l'ordinativo. Parlo con il tecnico e gli chiedo di restare. Non è possibile, è ora di pranzo. Comunque io lavoro fino alle 17.30. Se qualcuno mi chiama, io vengo subito. Passano tre minuti. Mi chiama un capo ufficio. Mi fa raccontare tutta la storia. Gli dico delle mie tre condizioni. Non ne hanno rispettata nemmeno una. Ma almeno si sbrighino a fare la connessione, altrimenti faccio una brutta figura. Mi dice: stasera avrà la sua linea. Alle 17.30 la linea non c'è. Chiamo ancora. All'ultimo centralinista racconto di nuovo tutto. Mi dice con un grazioso accento siciliano: non si preoccupi. FAccio subito una segnalazione. Arriva simultaneamente sul loro tavolo. Vedrà che intervengono subito. Il resto è la notte. Niente e nessuno. Devo collegarmi a 115 kb con il telefonino. La sera passa in silenzio. Nessuna linea, nessuna chiamata. Solo la rabbia mi fa compagnia. Al mattino, la prima chiamata è per la Telecom. La centralinista mi fa raccontare tutto daccapo. Mi dice che faranno il possibile. Chiamo al cellulare il tecnico di ieri. Ho il suo numero perché mi aveva chiamato per la conferma dell'appuntamento dieci minuti prima di arrivare. Gli chiedo se gli è stato chiesto di venire qui. Dice che non ha nessun appuntamento con me. Ha tanto altro da fare. Sicuramente saranno i suoi colleghi. Richiamo il 191. Stessa solfa. Niente da fare. Faranno il possibile, ma .. ci vogliono 48 ore, minimo. Il sistema ci mette tanto per riavviare una procedura. Ma sei fuori? Il tuo collega mi ha detto che era immediato! Ah no, forse intendeva qualcosa di diverso. Noooo! La stessa cosa! Guardi, signore, io faccio una segnalazione immediata. Non possono ignorarla. VEdrà che vengono in mattinata. Aspetto qualche minuto. Mi chiama un altro capo ufficio. Accento campano molto professionale. Mi chiede come mai pretendo di avere in 12 ore quello che di solito non bastano 48 ore ad ottenere. Gli racconto di nuovo tutto. Il mio tono è molto concitato. Dice che capisce, che farà il possibile ma bisogna cambiare il modem. Affermo: il modem ce l'ho già. Datemi la linea dal centralino e poi con il tempo verrete a riprendere il modem. Naaa! Dice il tipo sdegnato. Non è lo stesso modem per il free e per il flat. Lo ascolto perplesso. Dice? Guardi che secondo me si sbaglia. Il modem è proprio identico. Tant'è vero che prima che il suo tecnico scollegasse tutto l'affare, funzionava benissimo. No, signore. E' stato un caso. Comunque non si preoccupi. Faccio uscire subito il tecnico per darle la linea. Arrivano ancora le 17. Nessun tecnico. Sono connesso con il telefonino. Ironia della sorte, Tim continua a sconnettere dopo un minuto dal collegamento. In un minuto perdo 15 minuti di connessione. Mi arrabbio tantissimo. Chiamo subito Telecom per sapere cosa accidenti stanno combinando. La voce del centralinista è nasale, scostante. Gli dico: volevo solo comunicarle che lavorate in modo indegno per un paese civile. Avete sbagliato tutto e non sono affatto soddisfatto. Esattamente tra 27 minuti io prendo il modem che si trova sul mio tavolo e che voi sostenete che io non dovrei avere, e lo sbatto in mezzo alla strada. Mi risponde serafico: faccia pure, noi quel modem non lo usiamo più. E poi, perché tra 27 minuti? Semplice, perché tra 27 minuti i vostri colleghi timbrano il cartellino ed io sto ancora una sera senza la connessione DSL. Ho aperto l'albergo, i miei primi clienti sono entrati. Hanno visto il cartello "connessione gratuita wireless nelle aree comuni". Si sono complimentati, ma non c'è la connessione. Io non voglio lavorare con voi. Mi risponde che non può farci niente. La segnalazione è stata inoltrata. Ci vuole il tempo per la macchina di .... e via la solita scemenza. POi mi dice: faccio un tentativo. Dò istruzioni alla centrale di commutare la sua linea da free in flat. Ma il modem? Dico io, ormai espertissimo. Ah quello lo porteremo nei prossimi giorni. Se lei ne ha urgenza, intanto usi quello. Allora non è obbligatorio cambiarlo! La linea flat e la free vanno sul medesimo modem! Certo. E allora perché mi ha detto che potevo farne quel che mi pareva che .. tanto li buttate? Son soldi, e pure nostri! Telecom sta licenziando, manda la gente sul lastrico e lo stato paga la cassa integrazione, mentre questi beati incoscienti buttano i pezzi usati un solo giorno? Dice che questa è la regola. Mi piacerebbe che il "tronchetto dell'infelicità" riflettesse un po' su questi magnifici collaboratori. Ma sicuramente ha altro per la testa... Il centralinista prosegue dicendo che ha mandato la segnalazione. Mi chiede per l'ennesima volta il numero di telefono. VEdrà che stasera.... solita presa in giro. Domani saremo ancora daccapo. Qualcuno vuol spiegarmi, ora, perché dovrei lavorare ancora con Telecom? Forse perché ho già litigato con Wind? Denunciato Vodafone? Polemizzato con 3? O battibeccato con Fastweb? Ma sono solo io che trovo questa gente impossibile? O forse non so accontentarmi? Mah... domani vedremo se potrò collegarmi. Io penso che ci voglia un grande risanamento. Rieducazione, un po' di sano lavoro manuale nei campi per coloro che non sanno la fortuna che gli è riservata nel lavorare al telefono. Stressante? Forse. Ma lo sarebbe molto meno se i loro interlocutori si sentissero gratificati dalle loro spiegazioni. Un sogno, forse. July 12 SONO ANCORA QUI, NELLA GRANDE GABBIAEccomi. Il 12 luglio 2008 sono ancora seduto sulla stessa poltrona, davanti allo stesso computer, nello stesso albergo, nel silenzio totale. Qualcosa è cambiato: in peggio. Poco dopo il mio post, ho ricevuto una visita della Questura. I gentilissimi ispettori dovevano informarmi, con un evidente imbarazzo, che avevano avuto ordini di far chiudere l'albergo. Non era bastato l'intervento del mio avvocato, i ricorsi, le parole. La giustizia doveva fare il suo corso. Poiché il Comune non aveva accettato la chiusura del contratto con l'inquilino (la lettera autografa non era stata sufficiente, ci voleva anche una specifica rinuncia alle licenze, impossibile da ottenere visto che ora il personaggio era inquilino di ben altra struttura, irraggiungibile da fuori e invalicabile da dentro) per la nostra legge la gestione era ancora in testa a lui ed alla sua azienda. Per questo la pena doveva essere comminata. Chiusura forzata del locale per 10 giorni. Solo dieci, mi hanno detto cortesemente, perché il Questore ha capito che il problema era solo mio, della mia necessità di sopravvivere. Così ho dovuto mettere un cartello che annunciava la chiusura per i 10 giorni e me ne sono tornato a casa. Peccato che - strada facendo - abbia anche ricevuto la comunicazione dell'ufficio Commercio che mi informava che non avrei potuto più riaprire. La licenza non era intestata a me e non avevo alcun diritto di esercitare. Come dire: se vuoi fare il portinaio di una struttura chiusa, accomodati. Ma di ricavare anche solo un euro dalla medesima, non c'è nemmeno da pensarci.
Dopo la forzata vacanza, sono tornato qui, tanto per controllare che nessuno dei possessori delle mille chiavi forgiate dal mio predecessore ne facesse uso per prelevare quello che più gli piaceva. Naturalmente ho cambiato tutte le serrature.
Il tempo è passato velocemente. Al primo - incapace - avvocato ho sostituito un secondo, bravissimo legale. Mi ha detto senza mezzi termini che tutto il lavoro fatto dal primo era sbagliato nella forma e nella sostanza. Addirittura c'era da pensare che si fosse accordato con la controparte, tanto le sue operazioni erano state clamorosamente errate. Tanto per cominciare, invece di fare un'istanza per l'udienza al tribunale del lavoro, competente nella materia, che avrebbe dovuto fornire il suo giudizio entro 20 giorni dalla presentazione dell'atto (addirittura 10, vista l'urgenza) il nostro paladino della giustizia ha sbagliato procedura, ricorrendo al tribunale ordinario. Chiunque sa che per ottenere una prima udienza ci vogliono dei mesi. Lui non se n'è preoccupato. Ha fissato la prima udienza per il 9 ottobre. Tanto l'albergo non è suo. Poi ha immediatamente chiesto il pagamento della sua parcella. Quando gli ho risposto che gli avrei dato un solo acconto, è andato su tutte le furie e ha rimesso il mandato. A causa iniziata. Un vero e proprio tentativo di estorsione.
Per fortuna il nuovo ha tali e tante entrature ai massimi livelli che dal momento in cui gli ho conferito il mandato, mezzo mondo si è mosso per aiutarci. Siamo andati dal Sindaco, dal Capo della Mobile, dal Questore, abbiamo scomodato impiegati e dirigenti perfino il sabato e la domenica.
La buona volontà c'è stata. Ma la giustizia è pressochè immobile. Una discreta dose di sfortuna ha contribuito a peggiorare le cose. Basti dire che, arrivati finalmente alla possibilità di cambiare il rito, riottenere i termini di giudizio nei 20 giorni e presentarci in tribunale per parlare con il giudice delegato, al nostro arrivo ci ha accolto una notizia che ci ha gelato: il giudice - una signora - aveva portato proprio quella mattina un certificato di gravidanza, per cui sarebbe restata a casa senza prevedere il rientro. Tutti i processi a lei affidati sarebbero slittati a data da destinarsi.
Non ci siamo persi d'animo. Ci muovevamo su due diversi canali. Uno era quallo presso il Comune, al quale dovevamo far accettare la famosa lettera di accordo per la rescissione del contratto in base ad una sentenza di cassazione, scovata dal mio meraviglioso avvocato. La pena, nel caso non avessero fatto il loro dovere, era la denuncia per "omissione di atti d'ufficio".
L'altro canale era quello di tutti i cancellieri amici del mio legale. Ci hanno suggerito, accompagnato, raccomandato... hanno capito che per me la situazione era molto difficile. Il rischio di perdere l'albergo era tangibile. I mutui non possono aspettare e la struttura ferma accumulava spese senza incassare un centesimo.
Il suggerimento più importante è stato quello di rivolgerci al presidente del tribunale. Ma sapevamo che era un penalista, non civilista. Il rischio era che questi non esaminasse nemmeno gli incartamenti e spedisse il tutto ad un giudice sconosciuto che si sarebbe presentato dopo la vacanza del tribunale, la famosa "vacatio legis".
Bisognava allora rivolgersi al suo vice. Ma questo non era possibile, se il capo era in servizio. Abbiamo dovuto aspettare un giorno che il presidente non ci fosse per rivolgerci al vice presidente. Ci ha ricevuti con molta cortesia ma ha dovuto confermare che il pasticcio fatto dal mio precedente legale non era sanabile. Avremmo potuto chiedere il mutamento del rito solo dopo la prima udienza, che nel frattempo era scivolata oltre ottobre.
Ancora una volta l'albergo stava scivolando nel baratro, ed io con lui.
Un giorno che ero un po' sconsolato e gironzolavo per le sale deserte, ho sentito suonare il campanello d'ingresso. C'era un prete di colore che era venuto a benedire la struttura, per suggerimento cortese del mio legale. Non mi sono nemmeno posto il dubbio. L'ho fatto accomodare, l'ho seguito nel suo pellegrinaggio, nelle sue frasi intimidatorie nei confronti del demonio, del malocchio, delle maledizioni. Ha asperso acqua santa un po' dappertutto e mi ha detto di pregare. Non sono riuscito proprio a dirgli che non so come si fa. Ho sorriso, gli ho dato un contributo, ho allineato le immaginette che mi ha regalato sul bancone della reception ed ho atteso gli eventi.
Il giorno successivo, con un sms il Comune mi informava di aver dato inizio alla pratica di reintestazione delle licenze. Qualcosa si era mosso. L'avvocato sosteneva che si trattasse della benedizione. Chissà se aveva ragione. Più prosaicamente, avrei detto che la minaccia di denuncia ha un effetto lassativo sulle cariche pubbliche. Naturalmente il rilascio delle nuove licenze aveva un laborioso iter da completare. Bisognava sentire le parti, poi istruire le pratiche, poi andare alla ASL a presentare la domanda, portarla in Comune a protocollarla, riprenderla e portarla all'ufficio commercio...
Bisognava però aspettare la decorrenza dei termini previsti per la risposta. Dieci giorni dalla notifica.
Altri dieci giorni. E siamo a luglio. Nel frattempo abbiamo avuto un evento insperato. Il presidente del tribunale è cambiato. Il nuovo si insedierà a giorni. A lui abbiamo fatto chiedere se fosse stato possibile accelerare la nostra pratica. Ha risposto che avrebbe designato il giudice che era in servizio il giorno della presentazione.
Speravamo si trattasse di quello stesso giudice al quale avevamo mostrato la nostra pratica, dopo aver ricevuto il cortese rifiuto da parte del vice presidente. Questo cortese magistrato ci aveva spiegato cosa sarebbe stato utile fare, mosso da compassione per la mia situazione.
La sfortuna ha voluto che proprio il giorno della presentazione non ci fosse quel giudice. Ora però dobbiamo aspettare, perché pare che dopo la presa di possesso ufficiale della sua carica, il nuovo presidente dovrà comunque consegnare le cause ai vari giudici. Forse la persona più competente è proprio il magistrato che abbiamo incontrato. Se fosse così...
Intanto ho terminato l'iter per la reintestazione delle licenze. L'altro ieri ho consegnato tutta la documentazione alla responsabile dell'ufficio commercio, pregandola di far presto. Siamo quasi alla metà di luglio. Tre mesi di fermo e in piena stagione... ho proprio bisogno di lavorare.
Ha risposto che ci voleva ancora il consenso dei Vigili del fuoco.
C'è una cosa che guasta sempre le aspettative: gli orari di ricevimento degli uffici pubblici. L'ufficio commercio è aperto tutti i giorni. Ma alterna gli orari al pubblico al mattino e al pomeriggio. Stai pur certo che se vai al mattino è il giorno di apertura pomeridiana, e viceversa. Quanto agli altri uffici, è perfino peggio. La ASL per la consegna della DIA apre solo il lunedì dalle 9.30 alle 12.30 e il giovedì allo stesso orario. Io ci sono andato martedì e non sono stato accolto. Ho invece trovato un potente funzionario, dottore, che ha accettato di visionare la mia pratica per valutare se tutto era in ordine. Nella sfortuna, la fortuna. Questo dottore mi era stato indirizzato dalla prima persona che avevo incontrato in corridoio. Cordialissima signora, sorridente e disponibile, quando ha però saputo che io ero un albergatore in cerca dell'ufficio per consegnare la domanda di autorizzazione si è improvvisamente rabbuiata in viso. Ha detto: sono un ispettore. Come dire: occhio, sono la tua controparte. Il ruolo doveva essere rispettato. Era scomparso il sorriso, le maniere gentili. ERa scivolata nel suo personaggio. La stessa cosa era accaduta al dottore. Un uomo dalla stazza imponente, seduto in mezzo ad un ufficio ventilato da un attrezzo a pale ancorato al soffitto. Niente aria condizionata negli uffici della ASL.
Ogni tanto, il nostro si tergeva il sudore dalla fronte con un fazzoletto. Ha esaminato la pratica con piglio competente, ha tirato quattro segnacci sulle cose inesatte, ha strappato un paio di fogli inutili. Poi si è arrabbiato con il computer che gli chiedeva la pass e lui se l'era dimenticata. Ho tentato di sdrammatizzare con una battuta. Niente, nessun muscolo facciale ha reagito alla mia spiritosaggine. Per tutto il tempo è stato serissimo. Mi sono scusato per il disturbo. Non ha risposto convenzionalmente con un : Non importa, sono qui per servire gli utenti. Oppure nessun disturbo, è stato un piacere (ma quando mai?). Ha voltato i suoi occhi gelidi verso di me e ha ringhiato: ci vuole un appuntamento per queste cose!" . Mi sono nuovamente scusato ma era già uscito a cercare un altro computer dal quale accedere senza la sua pass. Dopo una decina di minuti è tornato, gli ho detto che non sapevo dell'appuntamento e che mi era stato suggerito dalla sua collega. Ha fatto spallucce. Ha continuato per un po' a tirare rigacci, poi mi ha spiegato sommariamente cosa avrei dovuto aggiungere e mi ha liquidato. Quando mi sono alzato, l'ho ringraziato e gli ho porto la mano. Mi ha lanciato un'occhiata imbarazzata. Poi ha fatto il gesto di alzarsi, è rimasto a mezz'aria. Mi ha allungato la sua mano che già conteneva una matita. Una mano sudaticcia che mi metteva a disposizone tre dita per il suo gesto di commiato. E poi mi ha detto qualcosa che mi ha bloccato: ha detto "mi scusi". Riferendosi evidentemente al fatto di essere stato sorpreso con una stretta inadeguata. Ma allora non sei un mostro di ghiaccio, caro il mio dottore! Sotto quella corazza c'è ancora un minimo di cortesia! Ma perchè non la tiri fuori, allora? E' tanto difficile far rispettare la legge con un sorriso sulle labbra? Mica l'hai scritta tu! Devi solo farla applicare. Una ragione in più per condividere il disagio di chi si vede magari rifiutato il permesso di apertura! Ho risposto "Ma le pare!" e sono uscito.
Quando ormai ero convinto che tutti i documenti fossero pronti, il problema dei Vigili del Fuoco. Altri orari, altre giornate differenti da quelle dell ASL. Chissà se qualcuno mai si accorgerà che quelle due ore al mattino sono insufficienti per l'utenza? Sono un ostacolo burocratico sul cammino delle semplificazioni? Non parlo di sabato e domenica di lavoro, peraltro auspicabili per non far perdere giornate di stipendio a decine di persone. Ma almeno estendere il ricevimento a tutti i giorni, con orari prolungati fino alla sera. O magari introdurre la presentazione informatica, tanto da poter controllare la correttezza dei documenti ognuno a casa sua. Beata illusione.
Dai Vigili del fuoco sono stato ricevuto dal vice-comandante. Una persona gentilissima, sorridente, disponibile. Ha cercato la mia pratica, mi ha rassicurato, mi ha dato delle informazioni sulle scadenze del mio nulla osta. Ha fatto delle fotocopie per me, mi ha suggerito un altro ufficio per ottenere degli altri documenti. Per qualche minuto ho pensato di essere finito in Norvegia, in Danimarca.
Sono tornato sulla terra quando, trionfante, sono entrato nell'ufficio commercio del Comune. Tutto bene, scriverò le licenze nei prossimi giorni. (mille euro di danni al giorno, mi costa questa chiusura. Ma non poteva scriverle seduta stante, e darmele subito?) Ho chiesto di poter aprire ubito, dato che ormai tutti i documenti erano nelle sue mani. Ha detto: tanto cosa cambia...due giorni più o meno... Già, non è lei che perde i soldi. Al momento del commiato, si è ricordata di non aver avuto tutta la pratica. Non le avevo consegnato la copia di ciò che avevo portato alla ASL. Certo, le avevo portato solo il frontespizio. No, spiacente. Tutto intero. Altrimenti non scrivo. Vado di corsa, ho pensato. No. Orario burocrazia impera. Lunedì e Giovedì. E ancora oggi sono qui, al caldo, in ufficio. La gente va al mare, tra poco la raggiungo e faccio finta di essere in vacanza. E invece grazie a questa mostruosità che mi è accaduta, chissà quando farò mai la prossima vacanza...
Ah, dimenticavo. Avevo trovato due possibili gestori. Con uno eravamo arrivati alla firma del contratto. Al momento di consegnare il denaro, si è fatto consigliare dal suo commercialista. Forse ha provato a prendermi un po' per fame. Ha detto che un trimestre anticipato non l'avrebbe mai pagato. Mica vuol fare il banchiere del mio albergo! E poi l'iva? Ma siamo matti? Deve essere tutto compreso! Mi sono cascate le braccia e tutte le speranze. Fino a dieci minuti prima ero ormai convinto di poter riaprire ed avere subito un gestore che mi avrebbe lasciato libero di tornare a casa e al mio lavoro. Ora tutto era crollato. Niente acconto, niente pagamento del canone. Ho tirato fuori il portafogli e ci ho guardato dentro. Sono rimasti pochi spiccioli. Chissà se riuscirò ad arrivare vivo e vegeto al primo incasso? Io penso di si. In frigorifero ci sono due tolle da 5 kg di olive, molti sottaceti, in dispensa mezza scatola di riso, della pasta. Ho visto pure delle uova. Sempre che non siano già diventati pulcini. Arriverò all'apertura. D'altra parte ho già fatto l'abitudine a vivere giorno per giorno. Anzi, ora per ora. May 14 sempre in gabbia, ma sabato...Non ho più aggiornato il blog. Ogni tanto rileggo quello che ho scritto. Se non mi fossi imposto di non cancellare mai quello che scrivo, avrei fatto sparire le ultime pagine. Noiose. Troppo Non è giusto rompere le scatole con i miei problemi. Quindi, basta. Resto qui, tanto non ho soluzioni alternative. Se qualcuno vuole immaginarmi, può pensarmi mentre cammino avanti e indietro per le sale del ristorante, cercando di sgranchire le gambe e farle un po' sgonfiare. Dalle sei e mezza del mattino alle 00.30. Più o meno è questo il mio orario di lavoro.
Ma sabato....
Ho deciso che me lo devo permettere. Un evento che finalmente premia la mia vera passione, quella che mi ha accompagnato per tutta la vita: la scrittura. Ed ora il mio libro verrà presentato ufficialmente alla biblioteca comunale di Cernusco sul Naviglio, con tutti i crismi: come un vero scrittore.
Sabato mattina partirò prestissimo per percorrere alla massima velocità possibile i chilometri che mi separano da casa. Una fuga. Metterò un cartello sulla porta d'ingresso: chiuso per manutenzione. Si riapre...
Già, quando si riapre? Sarebbe bello fare una fuga in piena regoal e riaprire domenica. Da pazzi? Due giorni? Non devo osare tanto? Beh, probabilmente il locale taverna lavorerà sabato notte. Se non sarò nella mia camera a sussultare sul letto per i colpi di altoparlante, penso che nessuno se ne accorgerà. Luca è abituato a rientrare nel silenzio dell'albergo.
Allora lo dico tutto d'un fiato. Scappo! Al mattino dovrei avere l'intervista alla radio. Alle dieci, mi pare. Chissà a che ora partirò per esserci in tempo?
Poi un salto a casa per abbracciare mia moglie ed i figli. E via di corsa dai genitori. Creature.. da quanto tempo non li vedo? Da quanto tempo non restavo lontano da loro per un periodo così lungo? Quanto mi piacerebbe portarli con me, in questa pazza storia! Ora che mi sono un po' acclimatato, riesco a sentirmi perfino meglio. Mangio, dormo, faccio le pulizie, le camere, il bucato. Loro potrebbero restare nel salottino, avere i loro spazi per passeggiare nell'albergo, nei piazzali. Ma è troppo rischioso. Hanno un'età per cui ogni sbalzo di "assetto" provoca disagio, smarrimento. Devono avere le loro certezze, le cose sempre sotto mano, i rituali quotidiani rispettati puntualmente. Tornerò da solo.
Poi ho le prove con il violino. Non lo sa quasi nessuno, ma Lorenzo, figlio dei miei amici di sempre, è un dotatissimo violinista e mi ha fatto l'enorme regalo di venire a suonare durante la presentazione del mio libro. Cercheremo di intercalare la presentazione con la musica. Sarà magnifico, ne sono certo. E poi lei, la mia musa, che dal mondo sconosciuto ed invisibile in cui si trova ha indicato proprio quel giorno perchè ricordassi agli amici ed ai parenti che sono dieci anni che se n'è andata. In punta di piedi come ha sempre vissuto. Questo amato nipote l'ha riaccompagnata nel nostro mondo per darle una nuova occasione. Lei sarà là, in prima fila, nella poltrona che porterà il segno della sua presenza. Non potrebbe essere altrimenti.
Quanto mi manchi, Pilù! Che te ne pare di questa Lea? Ti senti a tuo agio? Ti diverte? Lo sento che sei tu a guidarmi. Non avresti scelto proprio il giorno del tuo anniversario per consentirmi di presentare un libro che parla di te, di quella magnifica donna che si nascondeva dentro il tuo corpo. Quanti segni mi hai dato della tua presenza! Quante volte mi hai ricordato che dovevo scrivere, terminare, continuare. Quante volte hai fatto apparire le gemelle sul mio cammino per ricordarmi che il libro attendeva? E poi, per tutti gli altri romanzi, quante volte mi hai gettato davanti i personaggi che via via avevo creato per farti compagnia? Me ne accorgevo quando - dopo qualche tempo che non scrivevo - all'improvviso appariva qualcosa o qualcuno che mi ricordava prepotentemente il mio compito di raccontare. Ecco ora sono al quinto romanzo. Per tantissime volte hai fatto in modo che incrociassi - giorno e notte - i protagonisti del nuovo romanzo, quelle due persone particolari che percorrono il viale principale di Cernusco -lui con passo lento e incerto, l'occhio lucido, il naso sempre rosso per le numerose soste nei bar- lei seduta in una sedia a rotelle con il viso sereno ma con lo sguardo attento e vigile. Eccoli, me li hai preparati ed io li ho immersi in una delle tue storie. Ma è presto per parlarne. Al punto del libro al quale sono arrivato, non sono neppure apparsi. Dammi tempo, dai! Lo vedi come sono occupato? (a piangermi addosso? No, Pilù. Non lo voglio fare. Ma un po' potrei anche permettermelo, non ti pare?). Senti, dammi ancora qualche giorno. Se le cose si stabilizzano, e la presentazione del numero uno sarà andata bene, userò il tempo della mia reclusione in albergo per parlare della tua nuova avventura. Promesso promesso. Ma tu, dalla prima fila nella sala grande della biblioteca, prometti che se sarò noioso mi tirerai l'orlo della giacca. Tanto lo so che ci sarai! May 08 continua: CRONACHE DA UNA GABBIA. e siamo a diciassetteNon è pigrizia, non è la voglia di scrivere che manca. La cosa peggiore che può succedere è proprio che non c'è niente da dire. Non succede nulla, non si muove una foglia. Mi sembra di vivere nel castello incantato della strega, dove tutto rimane immutato. Potrei sbrodolare opinioni, lamentele, piagnistei. I miei improbabili lettori avrebbero finalmente una buona ragione per gettare via il link alla mia pagina ed andare per il web cercando qualcosa di più interessante. Posso raccontare che litigo quotidianamente con il mio avvocato? Ecco, l'ho detto. Questo individuo non si rende conto che questa enorme casa mi va stretta, non riesco a viverci serenamente. Mi manca tutto, non ultimo il mio vero lavoro. Sto organizzando la presentazione del mio libro per il 17 maggio: locandine da distribuire, gente da contattare, un po' di relazioni pubbliche. Tutto a distanza. Ricevo quasi quotidianamente la telefonata del titolare della Società che vorrebbe affidarmi altre strutture, contatti per far partire la catena di alberghi che dovrei dirigere. Ma no, io sono qui a fare il guardiano di me stesso. Di clienti se ne vedono pochissimi. Troppo pochi perfino per giustificare l'apertura. Una camera o due in tre giorni. Tutti soddisfatti, abbiamo fatto un buon lavoro, sistemando e ripulendo ciò che era rovinato. Ciò non toglie che gli operai non vengono perché non ho potuto aprire il ristorante, e questo - per un albergo che lavora in prevalenza con gli operai - è il grosso problema. D'altro canto, potrei trovare qualcuno che mi prepara quei dieci o quindici pasti giornalieri. Ma non potrei assumerlo, questa situazione non me lo permette. Con la mia ben nota "fortuna" e con tutte le storie che sono accadute, sono certo che in mezza giornata riceverei la visita dell'Inps-Inail-Finanza-Ispettorato. Meglio non cercare grane. Forse un rimedio l'ho trovato. Come per la signora rumena che ha fatto qualche camera in conto soggiorno, c'è un vecchio cliente che ha alloggiato in albergo per oltre un anno e che vorrebbe tornare. Il prezzo che M. praticava era ridicolo: 100 euro a settimana! Gli ho detto che avrei mantenuto lo stesso prezzo se mi avesse garantito un certo numero di ore di lavoro al ristorante. E' chef di scuola alberghiera ed ha avuto un ristorante. E' una soluzione un po' bislacca, ma si può tentare. Io farei da cameriere-aiutocuoco-lavapiatti. Un'ulteriore botta di umiltà, che sicuramente non mi fa male. Quando riprenderò il lavoro di direttore, avrò ben chiare le mansioni di chi lavorerà per me. Oggi il web mi ha regalato un indicibile piacere. Un amico di tanti anni fa, che condivideva con noi l'avventura dell'apertura di questo albergo, attraverso le imperscrutabili vie della rete mi ha contattato e mi ha detto che vorrebbe sentirmi! Wowww! Che botta! Allora c'è qualcuno in questa landa desolata che si ricorda di me!! Ho risposto immediatamente. Ora attendo che squilli il telefono. May 05 continua: CRONACHE DA UNA GABBIA. Quindicesimo giornoNo, non sono spariti gli altri giorni. Sono stato molto impegnato e non ho avuto tempo di scrivere. Posso però riassumere quello che è successo. L'arrivo delle figlie, del genero e dei nipoti ha completamente rivoluzionato le mie giornate, il mio spazio, le previsioni. Dall'istante in cui sono entrati in albergo, tutto era cambiato. Tanto per cominciare, i bagagli per tutta la famiglia che erano compressi nella pur grande vettura famigliare, si sono espansi in tutto l'albergo, andando a ricoprire ogni spazio disponibile. Molto è finito nelle camere, ma i giochi, la spesa, le cose di tutti i giorni sono stati appoggiati in ufficio e da là distribuiti un po' dappertutto. Dal momento dell'apertura, ritenevo che - data la tarda ora dell'arrivo - i ragazzi dormissero fino a tardi, ma mi sbagliavo. Alle sette e venti c'era già un nutrito gruppetto che era sceso a fare colazione. Da quel momento, non ho più sentito la sottile lama della solitudine che si affilava sul mio corpo. Avevo fatto l'abitudine a silenzi lunghi 24 ore, ed i ragazzi mi hanno dapprima creato un senso di disorientamento. Poi ho cominciato a fare l'abitudine. Mia figlia ha preparato ogni piatto possibile da conservare, pur di farmi contento. Ha pulito, lavato, fatto tutti i lavori. Magnifica. Era necessario che qualcuno restasse nella hall ad accogliere gli eventuali clienti e per questo c'erano le bambine: vedendo qualcuno che si avvicinava, avevano l'incarico di premere un pulsante sulla base del telefono ed io sarei subito accorso. Così sono passati i quattro giorni di ponte del primo maggio. Mangiando abbondantemente, riposando alle ore giuste, lavorando ai piani per sistemare qualche rottura. Ora l'albergo sta un po' meglio ma i clienti...non si fanno vedere. In un primo tempo abbiamo pensato che durante le vacanze ci sarebbe stato solo movimento turistico. Tutto il traffico sbandierato in giro, dovrà pur dare qualche apprezzabile risultato. Nessuno. Al quarto giorno, quando ormai non si poteva tardare neanche un minuto perché l'indomani le bimbe sarebbero dovute tornare a scuola (e i grandi al lavoro), abbiamo mangiato con il telegiornale che annunciava lunghe file in autostrada. Il tempo di caricare la macchina ed in pochi minuti i fanalini di coda della lunga vettura famigliare si confondevano con il balugginio delle luci della notte. Di nuovo solo. Domani dovrò affrontare tutti i problemi, uno per uno. I fornitori, l'avvocato, i clienti. Meglio dormirci sopra. May 02 continua: CRONACHE DA UNA GABBIA. DECIMO GIORNOGiovedi. Mi sveglio pieno di emozione. Stasera arrivano i miei ragazzi. So già che avrò una giornata lunghissima, l'attesa sarà snervante ma alla fine potrò abbracciare le mie creature, lo scopo della mia vita. Non ho fame, non ho voglia di niente. Vorrei addormentarmi e svegliarmi solo al loro arrivo. L'albergo è silenzioso, non ci sono clienti. Passo il tempo a pulire, lavare tutto ciò che ha una parvenza di sporco. Aspetto l'arrivo dell'impresa di pulizia che, mi hanno preannunciato, sarà qui in tarda mattinata. Ci sono poche camere da rifare, in un'oretta dovrebbero cavarsela. Verso mezzogiorno arriva M2. Mi chiede di poter prendere due suoi grembiuli da servizio. Lo hanno assunto presso un grande albergo nella vicina cittadina. Mi racconta che gli hanno dato l'incarico di capo sala. Avrà una serie di ragazzi inesperti da governare. Ho la sensazione che non si siano accorti del personaggio. Ha bisogno egli stesso di farsi guidare. Nonostante i suoi quarant'anni, ho scoperto da quanto mi hanno raccontato i clienti che ha commesso una serie indicibile di sbagli. Alla una non si è ancora vista l'impresa. Chiamo la responsabile e mi fa sapere che arriveranno nel primo pomeriggio a causa di un imprecisato extra. Dopo una mezz'ora arriva una prima ragazza, dall'accento straniero. Mi chiede la tabella dei lavori e mi assicura che presto sarà raggiunta da una collega, in modo da poter lavorare in fretta. Desidero che la camera per i miei ragazzi sia perfettamente pulita ed in ordine. Dopo un quarto d'ora arriva anche la collega. Una ragazzona sorridente e veloce che sale ai piani e sparisce in un attimo al seguito della sua collega. Fino all'uscita delle ragazze non succede nulla. Ho tutto l'albergo pronto per l'eventuale orda di clienti sfiniti che si dovesse presentare alla porta. Nella posta elettronica ricevo una mail dal mio avvocato. Mi invia la copia della lettera ricevuta dalla controparte. E' molto sintetica: non ho nessun mandato, non posso occuparmi delle faccende di M. fino a quando non avrò modo di incontrarlo. Come dire, fate come vi pare, ma a vostro rischio e pericolo. Meno male che ho deciso per il sequestro conservativo. E' un modo sicuro di farmi restituire l'albergo e gestirlo fino a che non avrò trovato un nuovo inquilino Verso le 21 una coppia di passaggio mi rinfranca un po'. Ho venduto almeno una camera. Le ore passano lente. Mia figlia mi avvisa che sono appena partiti. Sono quasi le 22, sicuramente non arriveranno prima della una. La televisione mi fa un po' di compagnia ma gli occhi continuano a chiudersi. Ogni tanto guardo verso l'ingresso. Tutto immobile. A mezzanotte chiedo la posizione ai ragazzi. Sono ancora molto lontani, oltre 170 km. Mi conviene andare a letto. Mi sveglieranno quando saranno all'uscita dell'autostrada. Avrò qualche minuto per scendere ad accoglierli. Mentre sto chiudendo l'ingresso, scendono i miei unici clienti. Già fatto? Alle due suona il cellulare. Sono usciti, tra poco saranno qui. Sono emozionato, non vedo l'ora di abbracciarli. Quando arriva la lunga vettura famigliare, mi precipito a salutarli. I piccoli dormono. I grandi cominciano a darsi da fare per portar dentro un carico imbarazzante di valigie giocattoli, utensili e quanto sono riusciti a stipare nella pur capacissima vettura. Non c'è tempo per conversare. Ci precipitiamo a letto perché tra una cosa e l'altra abbiamo fatto le tre. April 30 continua: CRONACHE DA UNA GABBIA: NONO GIORNODal momento del mio risveglio non è arrivato nessuno fino alla tarda mattinata. I campanelli della porta sono tintinnati all'arrivo del postino che come un fulmine è entrato, ha appoggiato la posta sul bancone, mi ha lanciato un " 'ngiorno!" ed è subito uscito. In tarda mattinata mi ha chiamato la tata, dicendo che aveva dei grossi problemi di pressione e che proprio non poteva muoversi di casa. Le ho detto di non preoccuparsi, che con una pillola sarebbe andato tutto a posto. Mi ha chiesto di andare a ritirare la mia biancheria in una tintoria che si trova vicino alla sua abitazione. Sarà un problema. Magari faccio un salto alle 15.30, quando ancora non sarà suonata la sirena della fabbrica che annuncia la fine del lavoro. Poi ci penso meglio: da quella fabbrica non deve venire nessuno! Tutt'al più potrò ospitare una coppia di passaggio. Silenzio. Cammino per le sale dell'albergo e sento solo il rumore delle mie suole in gomma. Ogni tanto squilla il telefono, mia madre chiede notizia, le mie figlie, il mio bambino che adesso è in vacanza in Irlanda ma che si ricorda di suo padre. Sul notebook c'è sempre il nick rassicurante della mia figlia più lontana. Non immagina nemmeno quanto mi faccia bene sapere che lei è là, in un attimo ho la sua attenzione, il suo affetto, le sue parole di incoraggiamento. Sono un padre molto fortunato. Mia moglie chiama tre-quattro volte al mattino e poi altrettante nel pomeriggio. Una presenza costante. Credo di mancarle almeno quanto lei manca a me. I nostri trent'anni insieme ci hanno consumati l'uno sull'altra fino a farci aderire perfettamente. La porta resta chiusa a lungo. Ho messo il cartello "suonare il campanello", per poter andare a prepararmi il pranzo e poi per riposare tranquillamente. Quando ho preso un bel sonno profondo, sento suonare. E' Giancarlo, un conoscente che ha portato un amico. Era un cliente del ristorante di M. e ci siamo conosciuti durante i miei numerosi viaggi per controllare la struttura. Ho scoperto che conosceva tanti miei amici di infanzia, persone che frequentavo quando venivo qui al mare per le vacanze estive. Mi chiede cosa è successo, mi racconta dettagli che non conoscevo. Il suo amico rincara la dose. Dice che tutti sapevano di questa attività di M. . Mi pare una smargiassata, lo lascio parlare. Dopo un po' arriva un terzo amico. Me lo presentano come un ex cuoco che ha lavorato in una località di villeggiatura poco lontano da qui. Resta in piedi, gironzola per il salone. Finge di non ascoltare. Ogni tanto ridacchia a qualche battuta. Accende una sigaretta dopo l'altra. Gli faccio capire che non si può fumare, spalanco la finestra. Non ci fa caso e continua. Prima di lasciarmi con un pieno abbondante di promesse (ti farò parlare con l'assessore al commercio della regione, ti porterò diversi imprenditori per dei buoni prezzi per la manutenzione, ti farò conoscere buoni amici, gente perbene...) mi chiedono di visitare l'albergo, il ristorante e il bar. Dalle loro facce beffarde penso che si stiano preparando per fare i soliti commentini acidi che conosco tanto bene. Da queste parti, l'abitudine italiota della denigrazione del proprio territorio è spinta al massimo. Apro la sala del ristorante e rimangono sbalorditi. Non immaginavano. Bello! Come è accogliente! Gongolo. Li accompagno in taverna. Forse il loro amor proprio pretende un risarcimento ed aspettano di potersi sfogare con le critiche. Ammutoliscono. NOn avevano mai visto la taverna. E' bellissima, come è grande... proprio un bel locale! Abbattuti! Adesso cosa potranno mai dire? Dopo un po' di silenzio, uno salta fuori dicendo che M. aveva tantissimi amici che gli fregavano la droga da sotto il naso. Li riceveva al ristorante e loro con la scusa di andare in bagno, si infilavano in ufficio e prendevano quello che volevano. E lui pagava... Ho il sospetto che M. non spacciasse affatto. Che fosse un uomo particolarmente infelice, e che per avere compagnia - femminile per giocare e maschile per scherzare - avesse adottato questo tipo di richiamo. Non so, non l'ho mai visto come un mercante di morte. E poi finalmente è chiaro come spendeva tutti i suoi soldi. Quando i tre amici se ne vanno, mi viene in mente che non sono ancora andato a prendere la mia biancheria. Chiudo con il cartello "torno subito" e mi infilo in macchina. Ho pochi minuti di tempo e non voglio perdere gli eventuali clienti. Non ricordo più questa città. Hanno fatto tante nuove strade che si intrecciano con le vecchie in un saliscendi incomprensibile. Sensi unici, strade in salita ripidissima. La lavanderia è un buco di negozio con tre persone ammassate in pochi metri quadri. Le stiratrici quasi si rubano spazio l'una con l'altra. Pago un conto profumato (solo quello) e torno in albergo. Appena in tempo per vedere entrare due persone. Mi chiedono la possibilità di alloggiare sei operai per tre mesi. Non mi sembra vero. Vogliono anche il ristorante, però. Mento, dicendo che abbiamo tutto e che potremo servire la cena. Il prezzo che mi propongono è semplicemente il doppio di quello che praticava M. . Accetto fingendo di fare un sacrificio. Visitano tutto l'albergo, si compiacciono. Meno male, sono riuscito a mostrare solo le camere migliori. Devo proprio darmi da fare per sistemare le altre. Mi congedano con un appuntamento alla prossima settimana. Se il lavoro verrà loro confermato, a loro volta confermeranno le camere. Speriamo che sia vero. Mi darebbe una grossa mano per rimettere in piedi tutta la struttura. Altre ore di silanzio, solo il ticchettio della tastiera con le mie dita che danzano frenetiche. Quando ormai dispero di ospitare ancora qualcuno, entra un cliente che è già stato qui la scorsa settimana. Una camera per qualche ora. Ottimo, così almeno abbiamo rotto questo digiuno di lavoro. Dopo una decina di minuti arriva una pattuglia di carabinieri, per un controllo di routine. Prendono il foglio dei sopralluoghi, mi chiede i documenti dei clienti alloggiati, si compiace perché ho compilato la schedina prima del loro alloggio, facciamo due chiacchiere. Sono a mia disposizione nell'eventualità che qualcuno mi dia fastidio o se vedo qualcosa che non mi quadra. Bene, prometto che chiamerò. Quando comincio a temere di dover aspettare fino a tardissimo, i clienti scendono e liberano la camera. Il pensiero dei possibili ospiti per tre mesi mi spinge a fare una ricognizione in tutte le camere. Salgo al primo piano e comincio a controllare, a scrivere. In molte camere mancano le tende della doccia, almeno tre o quattro. In due, addirittura è sparito il soffione della doccia. Due camere hanno le porte sfasciate a calci. Gentlemen. Almeno tre camere sono senza tenda in camera. e poi tanti rubinetti che perdono. Un costo enorme dato che qui l'acqua costa molto cara. Domani arrivano i miei cuccioli. Mi hanno confermato che domani notte saranno qui. Finita la solitudine, almeno per quattro giorni. E una gioia immensa di avere due figlie, due nipotini e mio genero che si è già offerto di aiutarmi. Respirerò a pieni polmoni il profumo di casa per tenerlo dentro di me per le prossime settimane. Sono a letto per la una e mezza. Ma ora sono tranquillo perché ho visto tutto quello che mi interessava. Sparite tutte le lampade da comodino, dovrò recuperarle dagli armadi. Sono carine ma troppo leggere. Le incollerò ai comodini, perché non cadano. April 29 continua: CRONACHE DA UNA GABBIA. OTTAVO GIORNOLunedì. Le sei e mezza. Il telefonino mi sveglia. Vorrei potermi permettere di restare un po' qui, accendere il portatile, mettermelo sulle gambe e cominciare una lenta navigazione tra i siti più curiosi, le notizie dell'ultimo momento... Non posso permettermi il lusso di farlo. Nessuno mi chiama, nessuno potrebbe avere nulla da eccepire. E' questo schifoso senso del dovere che mi incolla alle mie responsabilità. D'altro canto, se c |